Mind the gap

Oggi la psicologa ha detto che sto facendo passi da gigante, che in questi mesi ho avuto una maturazione importante e che sto prendendo la strada giusta. Non so se me lo dice perchè sta per andare in pensione, ma il fatto è che effettivamente mai come quest’anno mi sento una persona diversa, e mai come adesso ho paura di ricadere nella rete di tutte quelle cazzate e di tutti quei pensieri disfunzionali che per anni hanno invaso la mia vita e la mia mente. In ogni caso, quando stavo per andare via, sull’uscio della porta, mi ha salutata dicendomi:

Non si faccia calpestare da chi pensa solo a se stesso

Mi sono sentita fortissima, perchè ho capito che stavo andando dalla parte giusta.
Ero talmente tanto presa da questa frase che camminando verso la macchina ho rischiato di essere investita. Ho urlato contro la donna alla guida, pur sapendo di essere nel torto, e lei mi ha guardata spaventata credendo fossi appena scappata dal centro di salute mentale (da dove ero effettivamente uscita).
Sicurezza in se stessi si, onnipotenza forse no.

L’arte di essere fragili

Sono contenta.
Perchè nonostante il mio modo di fare da ragazzina svampita, tutte le mie disavventure che i miei amici ascoltano ogni volta con stupore, il mio essere così terribilmente empatica e fragile come la punta di una matita troppo temperata, alla fine mi piace la vita che mi sto costruendo.
Perchè il tizio di Bla Bla Car mi ha presa in simpatia e mi ha aspettata alla fine del concerto, anche se i programmi non erano quelli, anche se i telefoni non prendevano, anche se pioveva, anche se c’erano cinquantamila persone. Mi ha aspettata, mi ha offerto un caffè e non mi ha fatto nemmeno pagare il ritorno. Mi ha accompagnata dritta a casa e mi ha detto “Vattene a dormire, sei stanca”.
Perchè nonostante mi senta sola la maggior parte delle volte, ho capito che la solitudine è solo un’indipendenza vista in modo negativo. E io amo la mia indipendenza. È diventata la cosa più preziosa che ho.
Perchè sono riuscita a vedere i Radiohead con i miei occhi e a sentirli con le mie orecchie.
Perchè ho scelto di circondarmi di persone genuine e sincere e sorridenti e ho scacciato via tutte quelle malate e tossiche, ipocrite e egoiste.
Perchè ho capito qual è la mia strada, ci ho messo un po’ ma ci sono riuscita.
Oggi voglio fare un inno a me, non lo faccio mai, lasciatemelo fare.

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L’occhio di Thom Yorke, quello sano.

Poesia

Oggi, mercato delle 7. La gente passeggia tranquillamente tra un banco dell’usato e uno di frutta e verdura. Il panettiere sfoggia la sua pizza infarinata appena uscita dal forno, il pescivendolo taglia il salmone in tranci. Le signore si salutano e si fermano a fare due chiacchiere su quanto faccia già caldo e quanto faccia male la schiena.
Poi c’è lei, sulla quarantina, che urla al telefono:
“Ao ma che nun te ricordi de quanno io t’aspettavo a casa e te tornavi e me chiedevi de lavatte le mutande sporche perchè annavi co le altre?”
Buongiorno Roma, ti amo anche per questo.

Sono una stupida

Quando guardi negli occhi una persona. Quando sei libero di poterci stare quanto vuoi su quegli occhi, tanto che poi li impari a memoria. Conosci le minime venature e tutte le infinite sfumature che prendono vita su quella pupilla. E non te ne vergogni di poterci stare tutto il tempo, non hai bisogno di distogliere lo sguardo per paura che lui ti veda. Quello è il momento in cui capisci che quella persona è finalmente tua.

De pane

Piazza di San Lorenzo. Pausa pranzo. Panchina.
Un ragazzo sui 35, visibilmente drogato, si aggira tra le persone disturbando chi cerca di godersi qualche spicchio di sole nonostante il vento e le temperature così anacronistiche per essere quasi Maggio. So già che verrà da me, e so già che, al contrario di tutti gli altri, io gli darò spago.
– Te posso chiede na sigaretta?
– Si, io ti posso chiedere l’accendino?
– Non t’ho mai visto qui, che fai?
– Studio qui dietro, a psicologia
– E che vuoi fa da grande? qual è il tuo sogno?
– Trovare un lavoro che mi soddisfi, una persona che mi ami, e avere due bambini. Il tuo?
– Non andà più in galera, non commette più reati, smette de beve. Te posso accompagnà all’università?
– Certo.
– Sei l’unica che m’ha ascoltato, grazie. Se vede che sei na persona sensibile, farai bene il tuo lavoro. Se vuoi chiacchierà ancora, io sto sempre là in piazzetta. Grazie, grazie davvero.

Venti minuti prima, al supermercato, avevo chiesto al panettiere di cosa era fatto quel pane ai cereali e lui mi aveva risposto:
– E che ne so regazzì, de pane!

Post depressione

Tornata da Milano con la gioia nel cuore, contenta di aver visto un posto diverso e aver fatto una nuova esperienza mi ritrovo nella mia città, a parlare per sbaglio con conoscenti che non fanno altro che lamentarsi di quanto la loro vita sia triste e noiosa, priva di stimoli e insoddisfacente. Con stupore e disprezzo nelle loro parole ho visto me stessa qualche mese fa.
Ho pensato che è molto più faticoso pensarla così piuttosto che provare a essere felice.
Se vi piace il giardinaggio fate giardinaggio, se vi piace la musica andate ai concerti, se vi piace l’arte compratevi una tela. Qualsiasi cosa sia la felicità per voi, almeno provateci maledizione. E se non volete farlo per voi, fatelo almeno per chi passa anche solo 5 minuti della propria vita ad ascoltarvi.