Tragicomedy

Rientrare dalle vacanze e accettare un invito a pranzo da parte di tua nonna senza essere al corrente che al suddetto pranzo ci saranno altri 5-6 parenti il quale repertorio di domande per te andranno dal quando ti laurei? al quando ti fidanzi?
Tornare a casa, accendere il pc e decidere così, di punto in bianco di dare una bella ripulita. Guardare le foto di anni fa, farsi salire l’ansia (tutti quegli screenshot di messaggi sembrano fatti apposta per essere tirati fuori in situazioni come queste, che manco il peggiore dei masochisti oserebbe leggerli). Poi decidere di pulire la cronologia, tutto internet, senza rendersi conto di aver cancellato il 100% delle password di qualsiasi tipo di sito che richieda un accesso. Bestemmiare (o fare finta di farlo) e scavare nella memoria residui di ricordi di momenti in cui hai preso la decisione di scegliere quella password piuttosto che quell’altra (alexturner era mille anni fa, potrei provare con wonderwall, o perchè no wishyouwerehere?). Riuscire a ricostruire un pc che abbia un minimo di personalità, e per di più decidere di farsi i capelli rosa, scoprendo poco dopo che il rosa non ha attecchito.
Domenica 6 agosto, mare no?

Voglio fare un film

Sono molto stanca, mi fanno male le gambe, vado a dormire presto.
Ho caldo, vorrei una birra fredda ghiacciata e una sigaretta lunga 10 metri.
In più mi piacerebbe stendermi su una ciambella a forma di fenicottero (sto in fissa, si) e navigare per le acque pulite della mia Calabria con un unico, solo, pensiero in testa: stasera frittura o pasta con il polpo?
E invece sto qui con la schiena a pezzi e la faccia sulla scrivania cercando di farmi entrare in testa più nozioni possibili (Che differenza c’è tra afasia fluente e non fluente? Dove si trova la corteccia cingolata anteriore? E la fossa posteriore?) e allo stesso tempo provando a non perderla (la testa) prima che sia troppo tardi.

Mi è capitato per caso di sentire una canzone che non ascoltavo da tempo e di rivivere un momento particolare, come se non me ne fossi mai andata da lì. Beh è bruttissimo, non lo auguro a nessuno, soprattutto se quello era un bel momento ed ora non c’è più. Duemila brividi e un senso di vuoto misto a orrore.
Mesi fa sarei andata su Youtube a risentire quella canzone a ripetizione aprendo altre mille ferite e sguazzando nel mio vittimismo masochistico, affacciata alla finestra con il (poco) vento tra i capelli, riflettendo su quanto la vita faccia schifo se non puoi avere quello che vuoi.
Stavolta però ho deciso di no. Sono così labile che anche un minimo tremolio potrebbe farmi cadere giù nel burrone della mia depressione.
Perciò ciao ciao bello chittese io voglio pace e tranquillità e amore for myself quindi addio voi brutti cattivoni che mi volete male apriamo la porta alla serenitàààààààààààààààààààààààààààààààààààà (pare vero).
Comunque la metto qui sotto, devo condividerla e dimostrare che non ho paura di una stupida canzone. Io so forte eh.

Finchè ho le gambe, posso andare dove voglio

Volevo comprarmi una magliettina carina per il concerto di domani. Camminando per viale Regina Margherita ho incrociato una bancarella tanto graziosa e mentre giravo qua e là tra i vestiti, il marocchino (chissà se poi era marocchino) mi ha indicato con un sorrisone sulle labbra una maglietta bianca di quelle di pizzo che sembrano sempre andare tanto di moda. Esprimo al caro ragazzo il mio disappunto riguardo il fatto che le magliette bianche così se le possono mettere solo quelle magre belle alte e abbronzate e lui mi risponde: “tu provare, tu falsa magra, tu stare bene!”. Decido di dargli un po’ di fiducia solo per il fatto che falsa magra me lo diceva mamma da piccola e io l’ho sempre percepito come un complimento. Gli mollo il mio zainetto e i libri appena freschi di biblioteca, mentre lui trasforma il suo megasorriso in un’espressione di disappunto del genere “scusa ma per chi mi hai preso?”.
E niente mi provo questa magliettina ma capisco che evidentemente è tutto inutile, il bianco non fa per me, nemmeno tra 5 chili. Me ne vado con fare quasi disperato.
Domani vado al concerto dei Radiohead, a Firenze, da sola. Ho il pullman di ritorno alle 6 di mattina. Ci vanno un sacco di miei amici ma io li ho voluti fare tutti fuori (o loro hanno voluto fare fuori me, ancora non l’ho capito).
Alla fine sono entrata in un negozio qualsiasi ed ho comprato una maglietta con i fenicotteri, la amo. Ho scoperto che i fenicotteri sono i miei animali preferiti. Strano, non piacciono proprio a nessuno.
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Stuck on the puzzle

La mia vita ultimamente somiglia a uno di quei film fatti apposta per gli adolescenti in cui c’è quel ragazzo, spesso nerd, spesso affetto da sindrome di Asperger o più semplicemente sociopatico, che gira per i corridoi della scuola con la faccia annoiata e triste. Telecamera puntata su di lui, tipica canzone pop/rock anni ’90, e sullo sfondo persone accelerate che (non) lo trattano come se fosse invisibile.
Mi immagino questo frame: sdraiata sul letto a pancia in giù con l’espressione di chi è tanto stanco ma allo stesso tempo seccato e sconsolato, disco in sottofondo, qualche monologo interiore che tanto fa immedesimare le persone, eh niente, così.
Poi a un certo punto dovrebbe partire l’intreccio. Accadere qualcosa di fantastico che tiene lo spettatore davanti allo schermo. Un amore unico e particolare, una nuova amicizia, un’avventura di quelle che proprio ti ricorderai per sempre e segneranno il resto della tua vita (vedi Stand by me, ricordo di un’estate).
Però il mio, di film, potrebbe tranquillamente continuare e finire con me sdraiata sul letto, a pancia in giù, il mio disco e i miei monologhi interiori.

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