Mind the gap

Oggi la psicologa ha detto che sto facendo passi da gigante, che in questi mesi ho avuto una maturazione importante e che sto prendendo la strada giusta. Non so se me lo dice perchè sta per andare in pensione, ma il fatto è che effettivamente mai come quest’anno mi sento una persona diversa, e mai come adesso ho paura di ricadere nella rete di tutte quelle cazzate e di tutti quei pensieri disfunzionali che per anni hanno invaso la mia vita e la mia mente. In ogni caso, quando stavo per andare via, sull’uscio della porta, mi ha salutata dicendomi:

Non si faccia calpestare da chi pensa solo a se stesso

Mi sono sentita fortissima, perchè ho capito che stavo andando dalla parte giusta.
Ero talmente tanto presa da questa frase che camminando verso la macchina ho rischiato di essere investita. Ho urlato contro la donna alla guida, pur sapendo di essere nel torto, e lei mi ha guardata spaventata credendo fossi appena scappata dal centro di salute mentale (da dove ero effettivamente uscita).
Sicurezza in se stessi si, onnipotenza forse no.

Tragicomedy

Rientrare dalle vacanze e accettare un invito a pranzo da parte di tua nonna senza essere al corrente che al suddetto pranzo ci saranno altri 5-6 parenti il quale repertorio di domande per te andranno dal quando ti laurei? al quando ti fidanzi?
Tornare a casa, accendere il pc e decidere così, di punto in bianco di dare una bella ripulita. Guardare le foto di anni fa, farsi salire l’ansia (tutti quegli screenshot di messaggi sembrano fatti apposta per essere tirati fuori in situazioni come queste, che manco il peggiore dei masochisti oserebbe leggerli). Poi decidere di pulire la cronologia, tutto internet, senza rendersi conto di aver cancellato il 100% delle password di qualsiasi tipo di sito che richieda un accesso. Bestemmiare (o fare finta di farlo) e scavare nella memoria residui di ricordi di momenti in cui hai preso la decisione di scegliere quella password piuttosto che quell’altra (alexturner era mille anni fa, potrei provare con wonderwall, o perchè no wishyouwerehere?). Riuscire a ricostruire un pc che abbia un minimo di personalità, e per di più decidere di farsi i capelli rosa, scoprendo poco dopo che il rosa non ha attecchito.
Domenica 6 agosto, mare no?

L’arte di essere fragili

Sono contenta.
Perchè nonostante il mio modo di fare da ragazzina svampita, tutte le mie disavventure che i miei amici ascoltano ogni volta con stupore, il mio essere così terribilmente empatica e fragile come la punta di una matita troppo temperata, alla fine mi piace la vita che mi sto costruendo.
Perchè il tizio di Bla Bla Car mi ha presa in simpatia e mi ha aspettata alla fine del concerto, anche se i programmi non erano quelli, anche se i telefoni non prendevano, anche se pioveva, anche se c’erano cinquantamila persone. Mi ha aspettata, mi ha offerto un caffè e non mi ha fatto nemmeno pagare il ritorno. Mi ha accompagnata dritta a casa e mi ha detto “Vattene a dormire, sei stanca”.
Perchè nonostante mi senta sola la maggior parte delle volte, ho capito che la solitudine è solo un’indipendenza vista in modo negativo. E io amo la mia indipendenza. È diventata la cosa più preziosa che ho.
Perchè sono riuscita a vedere i Radiohead con i miei occhi e a sentirli con le mie orecchie.
Perchè ho scelto di circondarmi di persone genuine e sincere e sorridenti e ho scacciato via tutte quelle malate e tossiche, ipocrite e egoiste.
Perchè ho capito qual è la mia strada, ci ho messo un po’ ma ci sono riuscita.
Oggi voglio fare un inno a me, non lo faccio mai, lasciatemelo fare.

13b9e35d-df11-429f-91bc-489dd7613c9b
L’occhio di Thom Yorke, quello sano.

Poesia

Oggi, mercato delle 7. La gente passeggia tranquillamente tra un banco dell’usato e uno di frutta e verdura. Il panettiere sfoggia la sua pizza infarinata appena uscita dal forno, il pescivendolo taglia il salmone in tranci. Le signore si salutano e si fermano a fare due chiacchiere su quanto faccia già caldo e quanto faccia male la schiena.
Poi c’è lei, sulla quarantina, che urla al telefono:
“Ao ma che nun te ricordi de quanno io t’aspettavo a casa e te tornavi e me chiedevi de lavatte le mutande sporche perchè annavi co le altre?”
Buongiorno Roma, ti amo anche per questo.

Una cosa che odio

È quando mi incastro e non riesco a capire se i miei comportamenti sono ancora quelli di una bambina o se possono ritenersi propri di una persona adulta.

Tipo quando non so affrontare le situazioni e mi chiedo se ho davvero 26 anni.

Ma anche quando canto sotto la doccia dello spogliatoio della palestra e tutte le signore mi guardano un po’ male.