L’arte di essere fragili

Sono contenta.
Perchè nonostante il mio modo di fare da ragazzina svampita, tutte le mie disavventure che i miei amici ascoltano ogni volta con stupore, il mio essere così terribilmente empatica e fragile come la punta di una matita troppo temperata, alla fine mi piace la vita che mi sto costruendo.
Perchè il tizio di Bla Bla Car mi ha presa in simpatia e mi ha aspettata alla fine del concerto, anche se i programmi non erano quelli, anche se i telefoni non prendevano, anche se pioveva, anche se c’erano cinquantamila persone. Mi ha aspettata, mi ha offerto un caffè e non mi ha fatto nemmeno pagare il ritorno. Mi ha accompagnata dritta a casa e mi ha detto “Vattene a dormire, sei stanca”.
Perchè nonostante mi senta sola la maggior parte delle volte, ho capito che la solitudine è solo un’indipendenza vista in modo negativo. E io amo la mia indipendenza. È diventata la cosa più preziosa che ho.
Perchè sono riuscita a vedere i Radiohead con i miei occhi e a sentirli con le mie orecchie.
Perchè ho scelto di circondarmi di persone genuine e sincere e sorridenti e ho scacciato via tutte quelle malate e tossiche, ipocrite e egoiste.
Perchè ho capito qual è la mia strada, ci ho messo un po’ ma ci sono riuscita.
Oggi voglio fare un inno a me, non lo faccio mai, lasciatemelo fare.

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L’occhio di Thom Yorke, quello sano.

Finchè ho le gambe, posso andare dove voglio

Volevo comprarmi una magliettina carina per il concerto di domani. Camminando per viale Regina Margherita ho incrociato una bancarella tanto graziosa e mentre giravo qua e là tra i vestiti, il marocchino (chissà se poi era marocchino) mi ha indicato con un sorrisone sulle labbra una maglietta bianca di quelle di pizzo che sembrano sempre andare tanto di moda. Esprimo al caro ragazzo il mio disappunto riguardo il fatto che le magliette bianche così se le possono mettere solo quelle magre belle alte e abbronzate e lui mi risponde: “tu provare, tu falsa magra, tu stare bene!”. Decido di dargli un po’ di fiducia solo per il fatto che falsa magra me lo diceva mamma da piccola e io l’ho sempre percepito come un complimento. Gli mollo il mio zainetto e i libri appena freschi di biblioteca, mentre lui trasforma il suo megasorriso in un’espressione di disappunto del genere “scusa ma per chi mi hai preso?”.
E niente mi provo questa magliettina ma capisco che evidentemente è tutto inutile, il bianco non fa per me, nemmeno tra 5 chili. Me ne vado con fare quasi disperato.
Domani vado al concerto dei Radiohead, a Firenze, da sola. Ho il pullman di ritorno alle 6 di mattina. Ci vanno un sacco di miei amici ma io li ho voluti fare tutti fuori (o loro hanno voluto fare fuori me, ancora non l’ho capito).
Alla fine sono entrata in un negozio qualsiasi ed ho comprato una maglietta con i fenicotteri, la amo. Ho scoperto che i fenicotteri sono i miei animali preferiti. Strano, non piacciono proprio a nessuno.
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