Non evitare il sovradosaggio

Andare da un nutrizionista e iniziare una dieta per chi ha sofferto di bulimia non è semplice. Sarebbe meglio dire impossibile.
Nei momenti in cui devi rispettare ciò che ti ha detto il medico: tutto ok. Tutto pesato in modo esemplare, tutti i compiti perfettamente eseguiti. Se potessi ricevere un voto sarebbe 10 e lode.
In un secondo momento ci sono i lunghi periodi di vuoto, quelli tra un pasto e l’altro. Quelli in cui nessuno ti dice cosa devi fare nè come ti devi comportare. E proprio in quei momenti tutto gira intorno al controllo: tentare di mantenerlo, evitare di perderlo. Ogni pensiero è rivolto verso il cibo e verso il prossimo pasto che sembra essere così maledettamente lontano.
Poi c’è il plateau, quell’attimo lunghissimo in cui proprio credi di non farcela, quello in cui, quasi come un tossico in cerca della propria dose, non riesci a fare a meno di pensare ad altro. Nella tua testa solo una parola: cibo. Una forza ammaliatrice ti trascina verso la cucina. Le tue gambe sembrano muoversi da sole, il tuo cervello non funziona più. Completamente in balia di te stesso ti chiedi se la tua testa per una volta riesca ad essere più forte delle tue gambe. Ma ti sminuisci subito pensando di non esserlo abbastanza.
Fermo.
Respira. Chiudi gli occhi, rilassati un secondo.
E fai muovere le gambe nel modo giusto.
Balla.
Tutto andrà meglio.

Mind the gap

Oggi la psicologa ha detto che sto facendo passi da gigante, che in questi mesi ho avuto una maturazione importante e che sto prendendo la strada giusta. Non so se me lo dice perchè sta per andare in pensione, ma il fatto è che effettivamente mai come quest’anno mi sento una persona diversa, e mai come adesso ho paura di ricadere nella rete di tutte quelle cazzate e di tutti quei pensieri disfunzionali che per anni hanno invaso la mia vita e la mia mente. In ogni caso, quando stavo per andare via, sull’uscio della porta, mi ha salutata dicendomi:

Non si faccia calpestare da chi pensa solo a se stesso

Mi sono sentita fortissima, perchè ho capito che stavo andando dalla parte giusta.
Ero talmente tanto presa da questa frase che camminando verso la macchina ho rischiato di essere investita. Ho urlato contro la donna alla guida, pur sapendo di essere nel torto, e lei mi ha guardata spaventata credendo fossi appena scappata dal centro di salute mentale (da dove ero effettivamente uscita).
Sicurezza in se stessi si, onnipotenza forse no.

L’arte di essere fragili

Sono contenta.
Perchè nonostante il mio modo di fare da ragazzina svampita, tutte le mie disavventure che i miei amici ascoltano ogni volta con stupore, il mio essere così terribilmente empatica e fragile come la punta di una matita troppo temperata, alla fine mi piace la vita che mi sto costruendo.
Perchè il tizio di Bla Bla Car mi ha presa in simpatia e mi ha aspettata alla fine del concerto, anche se i programmi non erano quelli, anche se i telefoni non prendevano, anche se pioveva, anche se c’erano cinquantamila persone. Mi ha aspettata, mi ha offerto un caffè e non mi ha fatto nemmeno pagare il ritorno. Mi ha accompagnata dritta a casa e mi ha detto “Vattene a dormire, sei stanca”.
Perchè nonostante mi senta sola la maggior parte delle volte, ho capito che la solitudine è solo un’indipendenza vista in modo negativo. E io amo la mia indipendenza. È diventata la cosa più preziosa che ho.
Perchè sono riuscita a vedere i Radiohead con i miei occhi e a sentirli con le mie orecchie.
Perchè ho scelto di circondarmi di persone genuine e sincere e sorridenti e ho scacciato via tutte quelle malate e tossiche, ipocrite e egoiste.
Perchè ho capito qual è la mia strada, ci ho messo un po’ ma ci sono riuscita.
Oggi voglio fare un inno a me, non lo faccio mai, lasciatemelo fare.

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L’occhio di Thom Yorke, quello sano.

De pane

Piazza di San Lorenzo. Pausa pranzo. Panchina.
Un ragazzo sui 35, visibilmente drogato, si aggira tra le persone disturbando chi cerca di godersi qualche spicchio di sole nonostante il vento e le temperature così anacronistiche per essere quasi Maggio. So già che verrà da me, e so già che, al contrario di tutti gli altri, io gli darò spago.
– Te posso chiede na sigaretta?
– Si, io ti posso chiedere l’accendino?
– Non t’ho mai visto qui, che fai?
– Studio qui dietro, a psicologia
– E che vuoi fa da grande? qual è il tuo sogno?
– Trovare un lavoro che mi soddisfi, una persona che mi ami, e avere due bambini. Il tuo?
– Non andà più in galera, non commette più reati, smette de beve. Te posso accompagnà all’università?
– Certo.
– Sei l’unica che m’ha ascoltato, grazie. Se vede che sei na persona sensibile, farai bene il tuo lavoro. Se vuoi chiacchierà ancora, io sto sempre là in piazzetta. Grazie, grazie davvero.

Venti minuti prima, al supermercato, avevo chiesto al panettiere di cosa era fatto quel pane ai cereali e lui mi aveva risposto:
– E che ne so regazzì, de pane!