è passata una vita e non mi passa

Ao e niente, saranno pure passati 5 anni ma io se ti incontro divento sempre completamente insulsa e metto su un teatrino di cazzate del tipo che sicuramente penserai “non è cambiata di una virgola, è sempre la solita sempliciotta”.
Però io un po’ so cambiata, è che mi è difficile esprimerlo. Che dramma i primi amori.

L’arte di essere fragili

Sono contenta.
Perchè nonostante il mio modo di fare da ragazzina svampita, tutte le mie disavventure che i miei amici ascoltano ogni volta con stupore, il mio essere così terribilmente empatica e fragile come la punta di una matita troppo temperata, alla fine mi piace la vita che mi sto costruendo.
Perchè il tizio di Bla Bla Car mi ha presa in simpatia e mi ha aspettata alla fine del concerto, anche se i programmi non erano quelli, anche se i telefoni non prendevano, anche se pioveva, anche se c’erano cinquantamila persone. Mi ha aspettata, mi ha offerto un caffè e non mi ha fatto nemmeno pagare il ritorno. Mi ha accompagnata dritta a casa e mi ha detto “Vattene a dormire, sei stanca”.
Perchè nonostante mi senta sola la maggior parte delle volte, ho capito che la solitudine è solo un’indipendenza vista in modo negativo. E io amo la mia indipendenza. È diventata la cosa più preziosa che ho.
Perchè sono riuscita a vedere i Radiohead con i miei occhi e a sentirli con le mie orecchie.
Perchè ho scelto di circondarmi di persone genuine e sincere e sorridenti e ho scacciato via tutte quelle malate e tossiche, ipocrite e egoiste.
Perchè ho capito qual è la mia strada, ci ho messo un po’ ma ci sono riuscita.
Oggi voglio fare un inno a me, non lo faccio mai, lasciatemelo fare.

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L’occhio di Thom Yorke, quello sano.

Finchè ho le gambe, posso andare dove voglio

Volevo comprarmi una magliettina carina per il concerto di domani. Camminando per viale Regina Margherita ho incrociato una bancarella tanto graziosa e mentre giravo qua e là tra i vestiti, il marocchino (chissà se poi era marocchino) mi ha indicato con un sorrisone sulle labbra una maglietta bianca di quelle di pizzo che sembrano sempre andare tanto di moda. Esprimo al caro ragazzo il mio disappunto riguardo il fatto che le magliette bianche così se le possono mettere solo quelle magre belle alte e abbronzate e lui mi risponde: “tu provare, tu falsa magra, tu stare bene!”. Decido di dargli un po’ di fiducia solo per il fatto che falsa magra me lo diceva mamma da piccola e io l’ho sempre percepito come un complimento. Gli mollo il mio zainetto e i libri appena freschi di biblioteca, mentre lui trasforma il suo megasorriso in un’espressione di disappunto del genere “scusa ma per chi mi hai preso?”.
E niente mi provo questa magliettina ma capisco che evidentemente è tutto inutile, il bianco non fa per me, nemmeno tra 5 chili. Me ne vado con fare quasi disperato.
Domani vado al concerto dei Radiohead, a Firenze, da sola. Ho il pullman di ritorno alle 6 di mattina. Ci vanno un sacco di miei amici ma io li ho voluti fare tutti fuori (o loro hanno voluto fare fuori me, ancora non l’ho capito).
Alla fine sono entrata in un negozio qualsiasi ed ho comprato una maglietta con i fenicotteri, la amo. Ho scoperto che i fenicotteri sono i miei animali preferiti. Strano, non piacciono proprio a nessuno.
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Ho preso 28

Come diceva sempre la mia professoressa di chimica quando mi correggeva il compito in classe: “A Michè, a te te manca sempre un soldo pe fa na lira!”
Oggi, tornando a casa stravolta da un esame di quelli proprio tosti e per niente facili, pensavo a quanto a volte il susseguirsi degli eventi ti riporti proprio davanti a quelle situazioni dalle quali sei voluta scappare tempo prima. Che poi manco è colpa tua, tu ci hai provato, lo hai scelto, ma è stato tutto abbastanza inutile. Quanto so belli i circoli viziosi, io ci sguazzo proprio dentro.
Allora le cose sono due: o è destino, o c’è qualcuno lassù che me vole male, ma proprio male male male.
Comunque, la mia psicologa ha detto che io non sono una che potrebbe mai provare un colpo di fulmine. Però io non so d’accordo. Con te è successo, è stato esattamente dopo il primo secondo che ti ho visto, ed è stato pure bello, ti dirò.

Poesia

Oggi, mercato delle 7. La gente passeggia tranquillamente tra un banco dell’usato e uno di frutta e verdura. Il panettiere sfoggia la sua pizza infarinata appena uscita dal forno, il pescivendolo taglia il salmone in tranci. Le signore si salutano e si fermano a fare due chiacchiere su quanto faccia già caldo e quanto faccia male la schiena.
Poi c’è lei, sulla quarantina, che urla al telefono:
“Ao ma che nun te ricordi de quanno io t’aspettavo a casa e te tornavi e me chiedevi de lavatte le mutande sporche perchè annavi co le altre?”
Buongiorno Roma, ti amo anche per questo.

Sono una stupida

Quando guardi negli occhi una persona. Quando sei libero di poterci stare quanto vuoi su quegli occhi, tanto che poi li impari a memoria. Conosci le minime venature e tutte le infinite sfumature che prendono vita su quella pupilla. E non te ne vergogni di poterci stare tutto il tempo, non hai bisogno di distogliere lo sguardo per paura che lui ti veda. Quello è il momento in cui capisci che quella persona è finalmente tua.

De pane

Piazza di San Lorenzo. Pausa pranzo. Panchina.
Un ragazzo sui 35, visibilmente drogato, si aggira tra le persone disturbando chi cerca di godersi qualche spicchio di sole nonostante il vento e le temperature così anacronistiche per essere quasi Maggio. So già che verrà da me, e so già che, al contrario di tutti gli altri, io gli darò spago.
– Te posso chiede na sigaretta?
– Si, io ti posso chiedere l’accendino?
– Non t’ho mai visto qui, che fai?
– Studio qui dietro, a psicologia
– E che vuoi fa da grande? qual è il tuo sogno?
– Trovare un lavoro che mi soddisfi, una persona che mi ami, e avere due bambini. Il tuo?
– Non andà più in galera, non commette più reati, smette de beve. Te posso accompagnà all’università?
– Certo.
– Sei l’unica che m’ha ascoltato, grazie. Se vede che sei na persona sensibile, farai bene il tuo lavoro. Se vuoi chiacchierà ancora, io sto sempre là in piazzetta. Grazie, grazie davvero.

Venti minuti prima, al supermercato, avevo chiesto al panettiere di cosa era fatto quel pane ai cereali e lui mi aveva risposto:
– E che ne so regazzì, de pane!