Mind the gap

Oggi la psicologa ha detto che sto facendo passi da gigante, che in questi mesi ho avuto una maturazione importante e che sto prendendo la strada giusta. Non so se me lo dice perchè sta per andare in pensione, ma il fatto è che effettivamente mai come quest’anno mi sento una persona diversa, e mai come adesso ho paura di ricadere nella rete di tutte quelle cazzate e di tutti quei pensieri disfunzionali che per anni hanno invaso la mia vita e la mia mente. In ogni caso, quando stavo per andare via, sull’uscio della porta, mi ha salutata dicendomi:

Non si faccia calpestare da chi pensa solo a se stesso

Mi sono sentita fortissima, perchè ho capito che stavo andando dalla parte giusta.
Ero talmente tanto presa da questa frase che camminando verso la macchina ho rischiato di essere investita. Ho urlato contro la donna alla guida, pur sapendo di essere nel torto, e lei mi ha guardata spaventata credendo fossi appena scappata dal centro di salute mentale (da dove ero effettivamente uscita).
Sicurezza in se stessi si, onnipotenza forse no.

è passata una vita e non mi passa

Ao e niente, saranno pure passati 5 anni ma io se ti incontro divento sempre completamente insulsa e metto su un teatrino di cazzate del tipo che sicuramente penserai “non è cambiata di una virgola, è sempre la solita sempliciotta”.
Però io un po’ so cambiata, è che mi è difficile esprimerlo. Che dramma i primi amori.

L’arte di essere fragili

Sono contenta.
Perchè nonostante il mio modo di fare da ragazzina svampita, tutte le mie disavventure che i miei amici ascoltano ogni volta con stupore, il mio essere così terribilmente empatica e fragile come la punta di una matita troppo temperata, alla fine mi piace la vita che mi sto costruendo.
Perchè il tizio di Bla Bla Car mi ha presa in simpatia e mi ha aspettata alla fine del concerto, anche se i programmi non erano quelli, anche se i telefoni non prendevano, anche se pioveva, anche se c’erano cinquantamila persone. Mi ha aspettata, mi ha offerto un caffè e non mi ha fatto nemmeno pagare il ritorno. Mi ha accompagnata dritta a casa e mi ha detto “Vattene a dormire, sei stanca”.
Perchè nonostante mi senta sola la maggior parte delle volte, ho capito che la solitudine è solo un’indipendenza vista in modo negativo. E io amo la mia indipendenza. È diventata la cosa più preziosa che ho.
Perchè sono riuscita a vedere i Radiohead con i miei occhi e a sentirli con le mie orecchie.
Perchè ho scelto di circondarmi di persone genuine e sincere e sorridenti e ho scacciato via tutte quelle malate e tossiche, ipocrite e egoiste.
Perchè ho capito qual è la mia strada, ci ho messo un po’ ma ci sono riuscita.
Oggi voglio fare un inno a me, non lo faccio mai, lasciatemelo fare.

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L’occhio di Thom Yorke, quello sano.

Poesia

Oggi, mercato delle 7. La gente passeggia tranquillamente tra un banco dell’usato e uno di frutta e verdura. Il panettiere sfoggia la sua pizza infarinata appena uscita dal forno, il pescivendolo taglia il salmone in tranci. Le signore si salutano e si fermano a fare due chiacchiere su quanto faccia già caldo e quanto faccia male la schiena.
Poi c’è lei, sulla quarantina, che urla al telefono:
“Ao ma che nun te ricordi de quanno io t’aspettavo a casa e te tornavi e me chiedevi de lavatte le mutande sporche perchè annavi co le altre?”
Buongiorno Roma, ti amo anche per questo.

Bitterness

Comunque, le parole per me hanno una forza potentissima. Puoi farci qualsiasi cosa, puoi muoverle e giocarci e costruire storie diverse e discorsi profondi, arrotolarle più volte e sovrapporle come i panni appena stirati di mamma.
Però, quando si rivolgono a me, spesso assumono la forma di un soffio di vento o di un alone di fumo grigio che si attacca al soffitto della camera e si dissolve nel giro di pochi secondi.
Non hanno senso.
“Che begli occhi.” Non ha senso per me.
Potrebbe aver senso per la ragazza che è seduta sull’autobus accanto al finestrino. Potrebbe avere senso per la triste signora solitaria che affannando porta a casa la busta della spesa. Ma su di me non provoca il minimo effetto, nè un cenno sul mio viso, nè un sorriso nascosto o vergognoso sulle mie labbra.
“Romanticismo non significa regalare rose. Romanticismo significa coltivarle”.