Io farò la fine di John May

Come quando decidi con estrema contentezza di prendere il primo gelato della stagione e il gelataio insiste così tanto per metterti il gusto yogurt sul cono che tu alla fine stremata non riesci a dire di no, pure se in realtà avevi voglia di qualcosa di estremamente glicemico super zozzo cioccolatoso e nutelloso, così è la vita.

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Quesito

In una scala da uno a dieci, quanto sto male se decido volontariamente di guardare quattro puntate di Grey’s Anatomy una dopo l’altra, bevendo una camomilla, alle 9 di sera, nel letto, sotto le coperte, a luce spenta, magari facendo anche uscire qualche lacrimuccia di tanto in tanto?
Io ho sempre odiato Grey’s Anatomy.
Io ho sempre odiato chi ama Grey’s Anatomy.
Io ho sempre odiato la camomilla.
Io ho sempre odiato mettermi al letto prima dell’una di notte.

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Comunque, per quanto possa far finta di odiare la vita ed essere incazzata con il mondo, alla fine è tutta fatica sprecata, rimarrò sempre quella che sorride alle persone per strada e aiuta le vecchiette a portare la spesa fino a casa.
E io che volevo odiare tutti. Maledizione.

Se potrei lo facessi

Mi sento come quella volta che avevo organizzato quella fantastica cena e poi lui mi aveva dato buca all’ultimo.
Avevo preso la tartare di salmone con l’avocado, l’avevo spalmata sul pane abbrustolito e l’avevo fatta fuori in più o meno due minuti. Poi avevo aperto il vino bianco freddo e l’avevo versato nel calice. Una, due, tre volte.
Avevo messo un disco dei Ramones e mi ero messa a ballare senza fermarmi, il calice in una mano, una sigaretta nell’altra. Ridevo come una pazza.
Mi sento un po’ così. Solo che non mi viene da ridere.

Niente vie di mezzo

Prima la mia timidezza era talmente tanto tenace da farmi chiudere in me stessa e non parlare con nessuno, sorridendo di tanto in tanto verso discorsi che forse nemmeno ascoltavo veramente, passando per una persona spesso stupida e senza carattere.
Da qualche tempo però sto adottando la tecnica di dire tutto ciò che mi passa per la testa cercando di riempire spazi vuoti per dimostrare di essere tutto, tranne che una persona che non parla.
Risultato: dico una cifra di cazzate, una dopo l’altra, e non riesco a fermarmi. Continuo senza sosta a dire cose (spesso senza senso) con un’ansia da prestazione così evidente che spesso, anche in questo caso, finisco per passare per una persona stupida.
Mi piacerebbe parlare quando mi va, se mi va, senza l’impressione di essere perennemente con un riflettore puntato sulla faccia davanti a un pubblico silenzioso che si aspetta che io faccia chissà cosa.
Ma no, capisco che le vie di mezzo io non le concepisco e mai le concepirò.

Prima o poi farò la fine di Narciso

Se non la smetto di specchiarmi in ogni minima cosa che possiede un riflesso andrà a finire che verrò investita da una macchina, da una persona, o andrò addosso a un palo.
Peggio del narcisismo c’è solo la distorsione che porta alla costante ricerca.
Che poi, il continuo specchiarsi, è paura di imperfezione o conferma di esistenza?

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