Mi laureerò in inverno

Oggi nel cortile dell’università con il mio portapranzo mi sono sembrata una di quelle bambine sfigate americane escluse dal resto del gruppo, che mangiano da sole con le cuffie alle orecchie, fantasticando su cose che dimenticheranno dopo due minuti.
Il negozio dove mia madre mi comprava la merenda quando ero piccola, e prima di lei mia nonna a mia madre oggi ha smantellato tutto. E mi sono sentita troppo grande per fare per l’ennesima volta quella strada di casa.
Mi sono ripromessa di tornare, mettere le scarpe da ginnastica e riuscire subito. Ma la voglia di scrivere ha superato quella di andare a correre (strano). Ormai  la mia casa non è più quel luogo sicuro che prima tanto amavo. è diventato il posto dove poter stare prima di stare da un’altra parte: prima di andare al lavoro, prima di andare all’università, prima di andare al cinema, prima di andare a bere, prima di andare a correre. Vorrei riuscire a godere della morbidezza del mio divano e non usarlo solo per posare la giacca e la borsa.
Eppure io ce la sto mettendo tutta per evitare le ansie che mi contraddistinguono. Ma ancora non riesco a togliermi le scarpe.

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