27 Luglio 2021

Non immaginavo così

il momento in cui ti avrei detto quello che pensavo.

Quante volte me lo sono creato in testa

Mi immaginavo di scrivere una lunga lettera

dove le parole scorrevano accurate e preziose

dove gli eventi erano minuziosamente elencati

nei massimi dettagli, nei più profondi sguardi.

Lo vedi? – avrei detto – quella volta che hai fatto così

o quell’altra in cui invece io mi sono comportata in quel modo.

Oppure immaginavo di venire sotto casa tua

e recitarla a memoria, la lettera

chiedendo di parlare senza interruzioni

e tu mi avresti ascoltato

e chissà quali reazioni avresti avuto

non sono mai riuscita ad immaginarla, una tua reazione

forse perchè non ne hai mai avuta una reale.

E invece è andata così:

un messaggio di 15 righe, scritto senza pensarci

ma pieno di esasperazione

– non ce la faccio più- ho detto

si può vivere ancora così, dopo dieci anni?

La tua risposta, non è mai stata così chiara

esprime in modo così corretto ed esaustivo quello che sei

non sei niente

nemmeno una piccola parte di tutto ciò che mi piace

nemmeno una prospettiva di poter stare realmente bene

e questo mi permette di odiarti sul serio

ma probabilmente ti ringrazierò per sempre

per avermi salvata da te.

LdP

Al momento del sonnellino pomeridiano, salendo le scale della mia villetta al mare mi rendo conto di quante persone abbiano fatto quelle scale e di quante situazioni diverse possa aver vissuto. Il primo bacio con R, l’arrivo alle 7 del mattino con D, trascinare A troppo ubriaco per salire da solo, aspettare invano l’arrivo di A, litigare con T per l’ennesima volta, fare l’amore con A ancora prima di arrivare al piano di sopra.

Nel mio posto preferito

Sono entrata nel supermercato senza carrello, alla fine che devo prendere? due cose per la colazione di domani. Però ecco, forse girando per gli scaffali ci potrebbe essere qualcosa che potrei particolarmente gradire per cena. Posso prendere di tutto, tanto sono sola, posso mangiare e vomitare tutto a mio piacimento, dolce con salato e viceversa.
Le mie mani sono tutte occupate e faccio fatica a tenere l’equilibrio sperato. Mi chiedo: se buttassi le cose a terra e riprendessi tutto da capo? potrei posizionare i prodotti secondo una logica, il pane tra il mignolo e l’anulare, la crostata di albicocca sopra le cotolette come fossero libri di scuola, il latte nell’altra mano. Decido di lasciarmi cadere tutto con tranquillità, che importa penso, al massimo qualcuno potrebbe guardarmi, forse anche aiutarmi. Nessuno però mi guarda e rimango ferma con tutta la spesa per terra e un barattolo di burro di arachidi interamente distrutto. Cazzo, non mi ero accorta che era di vetro. L’istinto mi dice di raccogliere tutto velocemente e nasconderlo sotto uno scaffale. Ma niente, il burro di arachidi continua a strabordare e a lasciare tracce per il corridoio del supermercato. I vetri mi entrano tra le dita e a quel punto non mi rimane che confessare il fatto.
– Mi dispiace, ho fatto un casino, per terra è tutto sporco.
In un secondo un ragazzo si avvicina, mi aiuta a pulire e mi invita a seguirlo aldilà di una porta. Aziona un tubo e mi dice: vieni a sciacquarti le mani. Cerco di farlo il più velocemente possibile per non arrecare disturbo, ringrazio e accartoccio le mani dentro strati di carta assorbente. Tornata dentro trovo un altro commesso che con attenzione e delicatezza mette a posto la mia spesa, in ordine, sopra uno scaffale.
-Ti ho messo tutto qui.
E la spesa è lì che mi guarda, e mi sento così in colpa, per aver comprato le ennesime cose che finiranno sprecate, per aver buttato consapevolmente tutto per terra, per non voler essere lì, ubriaca ed esasperata.
-Scusatemi, non volevo.
-Vorrà dire che mi offrirai un caffè, dice lui, con la voce più mite e rassicurante possibile. Ed è in quel momento che forse mi sento così stupida come non mi ero sentita mai.
Torno a casa, e mentre già apro le prime confezioni insieme penso che, in quel preciso momento, vorrei solo avere qualcuno che mi dica esattamente come sto. E perchè no, che mi dica che vado bene così.

Continuo a leggere senza tregua gli ultimi messaggi che ci siamo mandati. Decifro le parole, una ad una, sperando di trovare un significato nascosto, un messaggio in codice, qualcosa che mi dica qualcosa.

In realtà sono tutte parole di circostanza. La mia idea è che entrambi sappiamo che ci stiamo dicendo altro, un po’ come il mio sogno. Ci diciamo qualcosa ma ci comunichiamo qualcos’altro.

E ormai non è neanche più una speranza di nulla. È un sapere tutto, va bene così, è andata così, voltiamo pagina andiamo avanti. E non importa se probabilmente saremo sempre in qualche modo legati, ci andiamo bene così, ci salutiamo così, da una parte all’altra della strada, come al solito come se nulla fosse.

Sogno

Sopra un monte a picco sul mare c’è una piazzola in cui ti ritrovi fermo dentro una macchina bianca di quelle antiche e rotonde. Per arrivarci ci sono tanti tornanti, talmente tanti che il mio tragitto sembra quasi infinito e sempre uguale. Assurdo a pensarci, oggi ho fatto una stessa identica strada, molto trafficata e a dir poco senza fine. Mi avvicino, non mi stai aspettando ma mi affianco senza disturbare nella strada a piedi senza una meta. Guardando per terra, a passo svelto mi dici:

– chissà cosa sarebbe successo se quel giorno attorno a quel tavolo bianco ci fossimo detti esattamente quello che avremmo voluto dirci.

Ci penso e ti dico. Probabilmente adesso saremmo felici insieme.

Ma la strada è ormai quella e il percorso è segnato. Non possiamo fare altro che rimpiangerci e guardarci da lontano come abbiamo sempre fatto.

Penni, sai misurare la pressione? Non mi sento molto bene

Si nonna ma aspettiamo dieci minuti, sei troppo agitata ora.

In quei minuti ti tengo la mano fredda e tu prendi il mio dito e lo stringi così forte proprio come un neonato e proprio in quei minuti realizzo che non voglio perderti che non voglio vederti in quello stato che mi mancherai e probabilmente già mi manchi e che anche se tutti ti odiano perché sei sempre stata dura, orgogliosa ed egoista penso che in fondo solo io ti ho conosciuta e capita veramente. Guardo ogni angolo della casa e fotografo tutto, non voglio dimenticare i tuoi viaggi, i tuoi disegni, il tuo gusto nel vestire e nell’arredare, la tua passione per la storia e l’architettura mi è bastato già nonno e vorrei stringerti e abbracciarti così tanto forte ma non posso e allora mi dico che non posso passare la vita ad aspettare un momento, non posso vivere con l’ansia di qualcosa che potrebbe succedere. Mi dispiace nonna vorrei darti più tempo mi dispiace sentire la tua solitudine mi dispiace che non ricordi più alcune cose, mi dispiace che non accetti di non poter tornare a guidare, a ballare, a vedere il mondo e mi dispiace che odi il silenzio, vorrei portarti fuori vorrei che facessi uno sforzo vorrei che avessi ancora un po’ di energia da dedicarti, ma mi rendo che quello che ti basta adesso è solo una persona che ti capisca e che ti dia un dito da stringere per essere sicura che tutto vada bene.

Mi succede sempre

di pensarti,

ogni volta che passo davanti casa tua.

E so che per te è lo stesso

impossibile non farlo,

abitiamo così vicini,

dovremmo essere macchine

ma forse nemmeno quelle ci riuscirebbero.

Più che pensarti,

ho paura di incontrarti,

corro veloce lungo la via,

sperando di non incrociarti.

E il pensiero mi accompagna per tutta la strada

fino a che non metto la freccia e casa tua si fa via via sempre più piccola.

Allora lì,

posso tirare un sospiro di sollievo

e continuare la mia giornata,

con lo strascico di te che mi accompagna per un’altra manciata di tempo.

Oggi però

è successa una cosa strana.

Ti ho pensato due minuti prima,

poco dopo aver messo in moto la macchina.

Poi il nulla

completamente passato di mente

distratta dalla canzone alla radio

dal rumore dei tergicristalli

dall’uomo che attraversava la strada.

Una volta messa la freccia poi

mi sono accorta di essermi dimenticata di te.

Forse questo vuol dire guarire?

Grunge Bar

Parcheggio in curva esattamente sopra una pozzanghera. Apro la portiera della mia Panda bianca e sotto di me vedo uno strato di acqua sporca che supera le ruote. Penso di non potermi presentare con le scarpe bagnate e puzzolenti di umido così provo ad uscire dalla parte del passeggero. In una mano l’ombrello per evitare di incresparmi i capelli, con l’altra tento di aprire lo sportello e a scavalcare il lago di pioggia sotto i miei piedi. Con fatica arrivo al marciapiede e comincio a camminare in tutta tranquillità. Mi fermo davanti a un bar per prendere un caffè. Leggo l’insegna: Grunge Bar. All’interno chitarre e immagini di Kurt Cobain. Cerco di consumare il caffè davanti a una lastra di plexiglass che mi separa dalla barista vestita con una t-shirt con su scritto “scusate le spalle”. Bevo il mio bicchiere d’acqua ed esco dal bar pronta a citofonare. Lui mi accoglie in accappatoio, io sorridente e senza pensieri come se evidentemente lo fossi.
In poche chiacchiere mi accompagna dietro al divano e mi toglie i pantaloni iniziando a contemplare il mio culo che so che gli piace tanto. Mi giro verso di lui e lo accompagno verso la camera. Credevo di essere sicura ma mi rendo conto di non esserlo. Provo a pensare che forse in quel momento potrei provare a distrarmi, ma niente, non ci riesco. E allora fingo, fingo che mi piaccia e che mi stia divertendo. Non riesco a baciarlo, non riesco a tenerlo stretto, nonostante l’abbia fatto per anni, non riesco a lasciarmi andare. Nudi sul letto per la prima volta non ho alcun pensiero riguardo il mio essere nuda davanti a qualcuno, ma penso solo a dove forse vorrei essere in quel momento. Vorrei che tutto terminasse, eppure l’ho voluto io mi dico, l’ho cercato e l’ho voluto. Ma non era quello che effettivamente volevo. Salgo sopra di lui e provo a distrarmi, vorrei che venisse subito e finisse tutto subito. Provo a pensare a cose eccitanti, a momenti nella mia testa e ci riesco, io vengo e subito dopo anche lui. Mi stendo sul letto, guardo per terra, mi chiede perchè non mi guardi gli dico scemo ti sto guardando. Lui continua a parlare e parlare, io guardo la pioggia fuori dalla finestra, penso che oggi è veramente una giornata di merda e intanto lui parla parla delle sue cose di ciò che gli è capitato e io continuo a chiedermi perchè sono lì, nuda su quel letto.
Mi alzo verso il bagno, lui mi segue gli chiedo una spazzola, inizia a spazzolarmi i capelli e io lo guardo dallo specchio. Si ferma, ci guarda: siamo veramente belli insieme. E pensare che fino a qualche anno prima lo credevo sul serio anche io. Non è vero non siamo belli insieme, non è con te che sono bella, non è il tuo specchio quello in cui mi voglio riflettere, ma che sto facendo qui, dov’è lui? perchè non sono con lui adesso? Voglio bere il mio caffè americano che mi faceva lui con il biscotto che mi dava lui davanti alla sua televisione a non dirci niente perchè tanto ci siamo detti tutto la notte prima e allora che ci dobbiamo dire ancora ma voglio stare con lui stare bene con lui ridere con lui stare tranquilla con lui. Ma lui non c’è più. E allora tutto ciò che mi resta da fare è accennare un sorriso e rispondergli è vero. Quando in realtà vorrei solo andarmene all’istante. Quindi mi rivesto bevo due bicchieri d’acqua e con il mio sorriso più smagliante incontro i miei amici che mi aspettavano per pranzo a pochi metri da lì.
Scusate il ritardo, ho trovato traffico

Mi manchi

C’erano una volta un ragazzo e una ragazza che si guardarono negli occhi e si chiesero scusa. Lei si alzò e gli diede un bacio e lui la strinse forte per paura di perderla di nuovo.
“Mi sei mancata” disse lui a lei.
“Anche tu” disse lei a lui.
E rimasero abbracciati sul divano e dopo fecero l’amore.

Prendila così

Di tutte le cose che avrei voluto tu sei la più nebulosa e terrificante
Verosimilmente frutto di una quantità inadeguata di convinzioni
Con larga probabilità è un’immagine interamente sbagliata
Presa da un modello inesistente che ho deciso di adattare ad ogni mio bisogno
Tuttavia mi rassicura pensare che sia una preparazione al futuro prossimo
(So bene che quel futuro non esiste, ma il solo convincermene mi aiuta a sopravvivere)