Misantropia

Sto attraversando quella fase della mia vita in cui non capisco se odio più il fatto di non sopportare più nessuno o quello di non sopportare me stessa per il fatto di non sopportare più nessuno.

Annunci

poesia

Non
Sarò
Mai più
Come
Ero prima

sta-gna-ziò-ne

“[der. di stagnare1, sul modello dell’ingl. stagnation]. – Il fatto di essere stagnante, fermo e immobile. Non com. in senso proprio, riferito ad acque superficiali o ad altri liquidi e a sostanze aeriformi (per cui è com. ristagno): s. di acque di raccolta; s. del sangue; s. del fumo, di esalazioni; è invece com. nel senso fig. di immobilità, mancanza di movimento e sviluppo, stasi: s. economica, e s. del commercio, dell’industria, del mercato, degli investimenti; s. politica; s. culturale.

Ma quanto è orribile questa parola? oltre ad essere particolarmente cacofonica, dovrebbero eliminarla dal vocabolario.

Piove in obliquo

Piove in obliquo oggi a Roma. Dal mio letto riesco a vedere chiaramente le gocce che senza sosta e prepotentemente si rovesciano creando linee quasi orizzontali. Piove quel tanto che basta per non alzarsi e mettere su un disco facendo un bilancio della settimana e di tutti questi giorni di festa che si sono mischiati e hanno perso la loro virtù. In questi giorni, come al mio solito, ho amato e odiato tante persone, ho accarezzato guance e ricevuto baci sulle mani. Ho accettato un pranzo al mare, camminato tra i boschi per sette chilometri e preso tutta l’acqua del mondo ballando con un bicchiere di vino in mano. Ho rivisto vecchi amori e vecchie amicizie. I primi mi hanno turbata, le seconde rassicurata. Ma rimane ancora in me quel leggero senso di inadeguatezza che mi fa sentire così distante, dalle persone e dalle cose. Rilascia un’ombra malinconica, una pulsione che mi spinge a non lasciarmi andare.
Ecco una canzone da condividere con la pioggia del primo pomeriggio:

In fondo sono una persona come tante

È finito il capitolo delle droghe, di stare svegli fino alle 8 di mattina e di ritrovarsi in letti non propri tentando in qualche modo di prendere sonno con il cuore a tremila e gli occhi spalancati.
È finito anche il capitolo dei Gin tonic dopo il lavoro, della musica a palla, del cervello che gira senza un perché e di quella voglia di fare sempre festa, senza fine, senza particolari preoccupazioni o pensieri in testa.
Chiedo molto se voglio solo un po’di tranquillità?

L’alcool

Vorrei che tu mi guardassi come quel tipo che oggi, sorseggiando il suo quarto Gin&Tonic al bancone, mi indicava alla sua amica e le diceva sottovoce: “è veramente bellissima”.

Zugzwang: quando l’unica mossa possibile è non muoversi

Mentre Penni corre avanti e indietro per i tavoli servendo vino e prendendo ordinazioni, si chiede perchè effettivamente si trovi lì in quel momento, e non sulla sua amaca al mare a godere della luce dell’ora legale. Le viene in mente quella frase di quel film in cui il protagonista, Nemo, ha l’opportunità di vivere tante volte, scegliendo tutte le possibili vie che la sua vita avrebbe potuto prendere. “Io esisto? Perchè io sono io e non qualcun altro?” Si chiede il Nemo bambino all’inizio del film. Fin da piccola Penni ha sentito risuonare spesso questa frase in se stessa, come se in qualche modo il suo corpo e la sua mente non vivessero e crescessero simultaneamente ma seguissero due vie del tutto differenti. In quel momento ci ha pensato di nuovo e avrebbe voluto semplicemente mollare tutto e andare via. E invece senza fermarsi sparecchia tavoli e carica lavastoviglie. G la guarda: – Sai cosa vedo nei tuoi occhi? un misto tra senso di colpa e malinconia-. Non si è neppure sforzata di fingere che non fosse vero. Lo ha guardato e probabilmente avrebbe anche voluto scoppiare in un pianto improvviso, ma in qualche modo è riuscita a trattenersi.
Quando è tornata a casa ha sentito il bisogno di lavarsi la faccia, per dieci minuti buoni, minuziosamente angolo per angolo, per fare in modo che niente della giornata di oggi potesse accompagnarla nei suoi sogni.