Il pranzo del 25

-Penni ma sei fidanzata?

-Mi sto vedendo con qualcuno

-Ah davvero? Perché non l’avevo notato su instagram.

Il cigno

Ho passato anni
Ad immaginare
A capire perchè
A trovare una soluzione
Anni
Con la tensione alla schiena
Con la paura di camminare
Con una faccia di plastica
Che sorrideva quando non voleva
E che cercava
Disperatamente
Di dimostrarsi così accondiscendente
Così perfetta
Con la sola conseguenza
Di risultare vaga
E finta
E in seria difficoltà
Nell’esprimere qualsiasi tipo di emozione
Passando le giornate a chiedermi
Perchè sempre io
Perchè sempre a me
Le stesse identiche dinamiche
Le stesse identiche persone
Le stesse identiche situazioni
Quando poi ho capito
Che era sufficiente solo
Lasciarsi andare un po’
E crederci quel tanto che bastava
Per scoprire un mondo nuovo
Fatto di bontà e affetto
Di cose incantevoli e autentiche
E non pensare
Che non possano esistere per me
O che io non possa meritarle
Ma tenermele tutte
Quando succedono
E non avere paura di viverle
Solo per la paura
Che facciano male
Per quanto sono belle.

La legge della risonanza

La scienza e la fisica quantistica hanno dimostrato che alcune componenti delle nostre cellule corporee entrano in comunicazione anche interspaziale con le cellule di altre persone specie se coinvolte in una relazione interpersonale con noi, come se fossero trasmettitori e ricevitori di onde.

Mi chiedo se sia effettivamente possibile pensare così tanto a una persona, fargli arrivare quel pensiero e, se così fosse, avere una minima dimostrazione della ricezione del messaggio. Che poi sarebbe molto più semplice scriverlo, il messaggio. Ma la credenza di essere interconnessi a livello energetico è di gran lunga più romantica, nonchè frustrante.

Prima o poi ti verrò a trovare

L’amore provato in passato, quello che non è mai finito, quello non sperimentato, l’amore perduto, pare facile e infantile a coloro con cui scegli di mettere su famiglia. In realtà è la forma più pura e concentrata di amore.

E continuo a chiedermi perché ti presenti sempre nei miei sogni, nelle forme più strane e improbabili, mi tormenti da anni in veste di chissà quale contenuto manifesto interpretabile in modo così elementare.

Esito

Brindo a me e alla fine di una terapia durata 6 anni.
“Ho sempre creduto in lei e nella sua capacità introspettiva e di analisi di se stessa, non mi sono mai arresa a questo, e sapevo ce l’avrebbe fatta”.
Auguro a tutte le persone che stanno soffrendo di arrivare al proprio traguardo e di essere fiere di loro stesse, dei propri sbagli e delle proprie ricadute. E di essere sempre convinte di chi sono o cosa vogliono essere.

Non riesco a dormire

Lei era seduta davanti a lui su quel tavolino di legno rotondo piccolissimo davanti alla finestra semiaperta per far uscire il fumo della sigaretta e l’odore di bruciato di quello che rimaneva del fuoco acceso nel camino. Guardava la fiammella esausta e pronta a spegnersi e le veniva da ridere a pensare a quanto in quel momento si assomigliassero.
Avevano discusso così tanto quella sera da non riuscire più a dirsi niente, se non a guardarsi bere vino e accendere e spegnere decine di sigarette. Il tavolino tondo di legno era gremito di piatti pieni e bottiglie vuote, posacenere traboccanti di mozziconi e bicchieri sporchi.
Di tutti questi anni insieme lei non smetteva di pensare alla prima sera che si erano visti e a come lui era vestito. Uno zuccotto giallo che copriva quasi metà del suo viso e un paio di scarpe che gli facevano i piedi piccolissimi. Era rimasta stregata da quei piedi.
Poi la sera dopo, quando in quel locale, sotto le note di I’ve got a woman di Ray Charles lei aveva capito che quei piedi erano in grado di ballare, e anche bene, e che probabilmente avrebbe continuato a vederli per molto, moltissimo tempo.
Da quel tavolino lui si era alzato per mettere un disco, quasi a sinonimo di una tregua, una sosta momentanea. The Genius of Ray Charles, 1959, Atlantic Records. Senza pensarci troppo aveva raggiunto l’ultimo pezzo della seconda parte del disco, Come rain or come shine e l’aveva presa per mano e portata al centro della stanza, allo scopo di introdurre una danza.

I’m gonna love you like nobody’s loved you
Come rain or come shine
Non avevano più voglia di dirsi niente, adesso nemmeno si guardavano.

You’re gonna love me like nobody’s loved me
Come rain or come shine
Sapevano entrambi cosa stavano pensando l’un l’altro e avevano capito anche che probabilmente non si sarebbero visti per molto, moltissimo tempo.

Happy together, unhappy together
And won’t it be fine?
La punta del giradischi si era alzata e rimessa dolcemente al suo posto.