Mi manca poco così

La maturità porta alla perdita di fantasia. Intesa come razionalità ha cancellato definitivamente ogni pensiero al di fuori del normale che prima invadeva la mia testa, così tanto da infastidirmi. Ora invece mi manca.
Ed è strano perchè non mi piaceva affatto. Invece adesso va talmente tutto bene che sono quasi annoiata. E forse sarò sempre annoiata. Probabilmente sono destinata ad essere annoiata. Ma poi ragionandoci sopra, presumibilmente mi rendo conto che quello che mi manca è solo una realtà, una piccola realtà che mi scuota dal letargo in cui mi sono ritirata e forse potrei trovare realmente l’equilibrio che stavo cercando.

Però poi alla fine, se ci rifletto ancora un po’, capisco che non sarò mai pronta ad essere contenta.

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Luoghi comuni

La mia capacità di gestire le situazioni con una dose massiccia e prepotente di ansia è direttamente proporzionale alla calma che ci metto ogni volta che quelle stesse situazioni le vive un’altra persona.
Dall’alto della mia maturità, con le gambe accavallate e una sigaretta in mano, snocciolo tutte le questioni da risolvere, stilo una lista di pro e contro e, dopo poco, sforno il mio consiglio migliore e la mia interpretazione degna di un premio nobel.
Al contrario quando si tratta di me mi viene in mente solo di quando ero piccola e giocavo a carte contro mia sorella: la tipica reazione a ogni sconfitta era tirare le carte per aria, urlare e scappare dall’altra parte della casa sbattendo le porte.
Direi che da quando avevo 5 anni la situazione è rimasta più o meno la stessa.

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Ciao, sono Michela e sono 10 giorni di seguito che bevo

Concludo questa settimana tra ginocchia sbucciate e sbronze a giorni adiacenti: ieri con le mie nuove scarpe con il tacco ho preso una storta e mi sono rotolata sul brecciolino davanti al locale dove stavo per entrare. Ho iniziato a ridere come un’invasata e dei ragazzi, credendo stessi piangendo a dirotto, si sono precipitati ad aiutarmi.
Sono crollata così come tutte le mie certezze che credevo aver conquistato con tanta fatica e sudore si sono frantumate giovedì.
Tanto tempo per riuscire a costruire quei muri così solidi e protettivi, poi arriva qualcuno che improvvisamente, dal nulla, cerca di abbatterli. E tu non sei pronta.
E io non sarò mai pronta.

Prossima fermata: Re di Roma

Il barista che lavora vicino allo studio nel quale faccio tirocinio non sa che è l’unica soddisfazione della mia giornata lavorativa. Ogni volta che entro (circa 3 volte al giorno) la sua faccia assume un’espressione estasiata e i suoi occhi si illuminano contenti di vedermi arrivare. Non ci parlo nemmeno, prepara il mio caffè al vetro e il mio bicchiere d’acqua e iniziamo una comunicazione tutta nostra fatta di sorrisi di imbarazzo e sguardi di intesa.

Gli amori difficili

Potremmo essere in giro a passeggiare in una città qualunque, col caldo, mano nella mano e io dovrei accorgermi del tuo sorriso triste e allora darti un bacio o prenderti il viso e farti fare una smorfia che mimi la gioia. Sorrideresti e il mio desiderio di felicità per te sarebbe compiuto.
La verità è che i tuoi sorrisi tristi a me piacciono, perché a te stanno bene, perché li sai trattare, li sai adoperare e mettere in fila senza che rompano le righe. Se lo facessi io sarei penoso.
Questo è il punto: faccio pensieri e desidero cose nuove. Non importa cosa so. Per la prima volta, non importa.
Non so da dove vengono o come si chiamino e non potrei spiegarle a nessuno eccetto te, con un po’ di tempo, con un po’ di pause, con quei silenzi che non saprei riempire, all’inizio.
Ma potrei imparare.
Sono un pessimo romantico, lo ammetto. E’ per questo che non sono riuscito a farti innamorare. Lo so che è così.
Ho immaginato che potessi bastare io, con i miei modi normali e l’aria spavalda. Fintamente sicura. E del tempo, per spiegarti quello che manca, per farti vedere che ne sarebbe valsa la pena, alla fine.
Ho provato, che dire, a farmi scegliere. Ho sperato. Dovevo. Era una possibilità, capisci? Come fare a metterla via, a dimenticarla. Forse aspettando, forse non era il momento. Forse io e te abbiamo un altro tempo. Sono sicuro che con qualche giorno in più, ora in più, ti avrei portato via con me. E’ l’idea che almeno una volta succeda, no? Hai presente? Quell’idea invasiva e sotterranea che si inabissa o si palesa e lo fa una volta sola per tutte e se l’avverti non puoi far finta di niente se hai un po’ di senno.
Come un sibilo fluttuante e sinuoso.
A me è successo questo: non sono riuscito a fare finta di niente, non volevo, in fondo.
Non potevo far altro che cercare di portarti con me, dal profondo, per egoismo quasi, per farmi stare bene. Anche se sapevo di non potere. Anche se era rischioso. Anche se tu non vuoi, anche se, infine, la tua felicità non dipende da me.

E non posso fare a meno di chiedertelo di nuovo. Solo per essere sicuro.
Verresti?

I.C.

La mia gonna a pieghe

Non per essere monotematica, ma ho parlato davanti al mio specchio e le risposte non erano esattamente quelle che avrei voluto sentire.
Comunque non importa. Esistono le giornate negative e quelle positive. E per di più, mentre da parte nostra possiamo fare di tutto per rendere una giornata migliore, non potremmo mai fare di tutto perchè avvenga il contrario (masochismi a parte).
Poi però ho iniziato a disegnare sul muro, mi è arrivato un bel messaggio e sono uscita a fare la spesa con la mia gonna blu. Mi sono messa a fischiettare e mi sono sentita coccolata dai raggi del sole mentre nella mia testa risuonava questa canzone senza sosta.

In fin dei conti, è stato tutto perfetto.

Sogni

Non penserò mai di essere carina se non me lo confermi almeno una volta al giorno.

Ma quale pace nel mondo, è la sicurezza la conquista dell’umanità.